«Sterminati dall’inquinamento»

La signora Vincenza: marito, suocera, cognata, cugini, tutti morti di tumore

Da il Messaggero 12/01/2009


La signora Vincenza, volto tirato e mani giunte in grembo, si siede a tavolino e racconta. Racconta della sua famiglia, poco a poco, nel giro di venti anni, decimata dalle morti per tumore. Alla lingua, al cervello, al sangue: il cancro non ha risparmiato i suoi familiari, si è portato via ben sei dei suoi parenti più stretti su dieci componenti del nucleo familiare della sua generazione e di quella precedente: suo marito, sua cognata, i cugini. La signora Vincenza abita con il figlio alla Piana, una frazione di Casamarciano a pochissimi metri dal fiume Sacco. Ogni anno, da decenni, il fiume da quelle parti straripa e allaga i campi, le coltivazioni, in qualche caso, come nel 2004, arrivando anche dentro casa. Lei e la sua famiglia, sono (o almeno erano) contadini: mangiavano gli ortaggi coltivati dietro casa, la carne e i formaggi prodotti dagli animali che sui quei prati pascolavano, bevevano (fino a qualche anno fa) l’acqua di una sorgente che sgorgava su una collinetta nei pressi, con la convinzione e l’orgoglio di chi mangia cibi sani e genuini, perché curati personalmente.
«Tutto è iniziato con mia suocera – racconta Vincenza torcendosi le mani – E’ morta nel 1977 per un tumore allo stomaco. Poi mio marito Mario, tre anni dopo. Aveva 37 anni e un giorno dal bagno mi ha chiamato e mi ha detto: “Guarda qui”. Aveva una specie di rete, come una ragnatela, su una parte della lingua. Inizialmente gli dissero di non mangiare piccante, di non bere e invece era cancro. Era il 1980. Quindici giorni dopo è toccato ad un’altra parente che abita qui, morta anche lei per tumore».
“Qua fate tutti la fine dei pesci nel fiume Sacco, morti a bocca aperta”, fu il tragico pronostico di un medico della Capitale che nel 1980 aveva in cura suo marito. E in effetti la scia funesta è continuata. Nel 1990 per un tumore al cervello è morta la cognata, sorella di suo marito, residente pochi metri più avanti, in territorio di Castro dei Volsci. E nel 2004 due cugini, che abitavano di fronte alla signora Vincenza: 57 e 63 anni, entrambi colpiti da leucemia e morti nel giro di un anno. Tre nuclei familiari sterminati. Oggi le loro abitazioni svettano deserte e semi-abbandonate tra le lande della Piana. In comune costoro, oltre alla parentela, avevano la residenza e il modus vivendi, pure all’apparenza semplice e naturale.
«Quando il fiume usciva – racconta Vincenza – non si poteva stare per la puzza. Figurarsi quella volta che l’acqua arrivò dentro casa; abbiamo dovuto buttare tutto: elettrodomestici, mobili, tutto. Vennero i vigili del fuoco a salvarci». Ma non solo puzza, anche altri erano i segnali inquietanti: le patate marcite, per esempio, o le radici degli ortaggi, coltivati con cura, bruciate oppure tutte colorate di bianco. «Avevamo il sospetto che fosse il fiume – continua Vincenza – e quindi abbiamo spostato le coltivazioni sempre più verso le case e lontano da lì. Abbiamo smesso di annaffiare con l’acqua del Sacco e adesso usiamo quella del pozzo (che però è a pochi metri). Però la situazione l’abbiamo presa sempre così come veniva: a fondo non siamo mai andati». Alla luce delle verità emerse in questi giorni dai monitoraggi, in particolare sui terreni riparali e agricoli del Sacco, però, il tragico nesso è presto fatto: «Il fiume – così Stella, consigliere di minoranza, che già nel 2003 aveva chiesto al sindaco di verificare i contenuti di quei terreni – che per millenni è stato fonte di vita si è tramutato in un subdolo mostro».

«Sterminati dall’inquinamento»ultima modifica: 2009-01-14T11:58:00+01:00da dciotoli
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